5 luglio 1946: l’ultima condanna a morte in Italia per crimini comuni

Nell’immediato secondo dopoguerra italiano, la pena di morte rimase in vigore; dopo la fine del conflitto il d.l.l. 10 maggio 1945 n. 234 (poi modificato dal decreto legislativo del Capo provvisorio dello Stato 2 agosto 1946, n. 64) ammise nuovamente la pena di morte come misura temporanea ed eccezionale anche per gravi reati come rapina, estorsione, sequestro di persona a scopo di rapina o di estorsione, costituzione o organizzazione di banda armata. Il decreto aveva efficacia fino ad un anno dopo la cessazione dello stato di guerra. A norma del decreto legislativo del Capo provvisorio dello Stato 11 aprile 1947, n. 192, tali disposizioni continuavano ad avere efficacia fino al 15 aprile 1948; la costituzione repubblicana, che abrogava la pena di morte per tutti i reati commessi in tempo di pace, però era già entrata in vigore il 1º gennaio 1948.

L’ultima condanna a morte per crimini comuni venne irrogata agli autori della strage di Villarbasse atto commesso a scopo di rapina avvenuta nell’autunno del 1945. L’allora capo dello Stato Enrico De Nicola respinse la grazia e il 4 marzo 1947 alle 7:45, venne eseguita l’ultima fucilazione, per reati comuni, in Italia alle Basse di Stura a Torino. I nomi dei condannati erano: Francesco La Barbera, Giovanni Puleo, Giovanni D’Ignoti.

L’ultima esecuzione invece, fu eseguita il giorno seguente, 5 marzo 1947 circa alle 5 del mattino presso Forte Bastia, alle porte di La Spezia. I condannati erano l’ex agente delle SS italiane Aurelio Gallo, di Udine; l’ex-questore di La Spezia, Emilio Battisti, di Trento, e l’ex maresciallo della Guardia Nazionale Repubblicana Aldo Morelli, tutti già condannati a morte nel maggio 1946, dalla Corte di Assise locale, per collaborazionismo, sevizie e responsabili della deportazione nel campi di sterminio di migliaia di persone. L’esecuzione fu sofferta, poiché il plotone dovette far fuoco una seconda volta in quanto la prima scarica uccise solo il maresciallo Morelli, l’ex questore restò ferito a terra e Gallo illeso. Dopo la prima scarica Gallo disse rivolto al plotone “Non dovreste più sparare, ma fate come credete”.

La Costituzione italiana, approvata dall’Assemblea Costituente il 22 dicembre 1947 ed entrata in vigore il 1º gennaio 1948, abolì definitivamente la pena di morte per tutti i reati comuni e militari commessi in tempo di pace. La misura venne attuata con i decreti legislativi 22 gennaio 1948, n. 21 (Disposizioni di coordinamento in conseguenza dell’abolizione della pena di morte) e n. 22 (Ammissibilità del ricorso per cassazione proposto dai condannati alla pena di morte).

Secondo la normativa previgente la pena di morte era eseguita tramite fucilazione all’interno di uno stabilimento penitenziario e non era ammesso pubblico. Il Ministro della Giustizia poteva stabilire sia che l’esecuzione fosse pubblica, sia che fosse effettuata in altro luogo.

LA STRAGE DI VILLARBASSE

E’ la sera del 20 novembre 1946, nella cascina Simonetto, poco fuori Villarbasse, il proprietario: l’avvocato Massimo Gianoli, 65 anni, facoltoso e buona persona, sta cenando, con lui la cameriera  Teresa Delfino, il mezzadro Antonio Ferrero con la moglie Anna Varetto, Fiorina Marfiotto, Rosa Martinoli e Renato Morra genero del Ferrero, appena tornato dall’ospedale dove sua moglie da poche ore ha partorito. il bracciante Marcellino Gastaldi, e i mariti delle due domestiche: Gregorio Doleatto e Domenico Rosso. All’improvviso entrano quattro individui mascherati, armati di pistola, è una rapina, la guerra è appena finita, c’è fame e disperazione, la gente per riscaldar le case va di notte ad abbattere gli alberi dei corsi e delle piazze, tutto quindi potrebbe finire con un grosso spavento se non fosse che Rosa Martinoli riconosce uno dei rapinatori; è la fine ! I banditi portano gli ostaggi in cantina e li uccidono a sprangate, poi legano i piedi ad ognuno di loro e li buttano in una cisterna per la raccolta dell’acqua piovana, quindi vanno in cucina, mangiano e filano via portandosi dietro 48 mila lire a testa e una dozzina di salami, lasciano la luce accesa, sul divano, un bimbo di tre anni continua a dormire, lo hanno risparmiato.    La strage è avvenuta tra le 20 e le 22, al mattino il garzone che come ogni giorno si reca a prelevare il latte, sente il pianto del bimbo, ma in casa non c’è nessuno, dà l’allarme cominciano le ricerche, si pensa ad un rapimento a scopo di estorsione ma pochi giorni dopo, la cisterna scoperchiata per caso rivela la macabra scoperta, i cadaveri vengono portati via per l’autopsia (nella foto) che confermerà il terribile sospetto: le vittime erano state gettate nella cisterna d’acqua ancora vive.  Dopo giorni di ricerche, le indagini condotte dai Carabinieri di Venaria, arrivano ad una svolta, viene ritrovata una giacca insanguinata con la scritta sull’etichetta: Caltanisetta, questo piccolo ma fondamentale indizio indica che almeno uno dei banditi era siciliano, il ritrovamento poi di un frammento di una tessera annonaria porta all’arresto di Giovanni D’Ignoti, l’unico dei quattro rimasto a Torino, la sua confessione portò all’arresto di Francesco La Barbera e Giovanni Puleo a Mezzojuso in Sicilia, per il quarto complice, il capo della banda Pietro Lala che che al tempo si celava dietro il falso nome di Francesco Saporito e che aveva lavorato presso la cascina Simonetto, non c’era nulla da fare, venne  trovato crivellato di colpi al suo paese, dove la gente lo aveva soprannominato “malacarne”.  Portati nel carcere “Le Nuove”  a Torino, vennero condannati a morte il 5 luglio 1946, a nulla servì il ricorso in cassazione, ne la richiesta di grazia inviata al Capo dello Stato Enrico De Nicola. All’alba del 4 marzo 1947 accompagnati dal cappellano delle Nuove, padre Ruggero, arrivano al poligono di tiro delle “basse di stura”, vengono condotti a tre sedie, legati con la schiena rivolta verso i fucili, li attendono schierati 36 agenti della celere, metà hanno l’arma caricata a salve, chiedono ancora di fumare l’ultima sigaretta poi un ordine secco e un solo rimbombo, sono le 7,41, il medico constata il decesso. E’ l’ultima esecuzione capitale in Italia.

villarbasse  strage di villarbasse

processo villarbass villar  Rivista del 21 aprole 1946 LITHO Morte autore strage di VIllarbasse a Mezzojuso Palermo

IL POLIGONO DI TORINO

Ufficializzato nel 1837 ma sorto già due anni prima per volere del re Carlo Alberto, quello di Torino è il Poligono più antico d’Italia. Sono tre le sedi che hanno accolto la società nei suoi 176 anni di storia; la prima presso il parco del Valentino, la seconda in località Martinetto, l’ultima (e attuale) nella zona “Basse di Stura” di via Reiss Romoli, su terreno del Demanio Militare. L’attività comprende pistola e carabina, aria compressa e fuoco, fino alle specialità non presenti alle Olimpiadi.

tirasegno basse di stura

VILLARBASSE

Villarbasse (Vilarbasse in piemontese) è un comune italiano di 3.167 abitanti della provincia di Torino, in Piemonte.

Il toponimo (Villarbasse) deriva dal tardo latino Villar (attribuito ai villaggi non eretti a Municipalità) e Abbatiarum, ossia delle Abbazie, intendendo con esse quella di San Michele (la Sacra) e quella di San Solutore Maggiore, ubicata a Torino.

In tempi più recenti il paese ha avuto una triste notorietà a seguito della cosiddetta Strage di Villarbasse, avvenuta il 20 novembre 1945, che ha portato all’applicazione per l’ultima volta in Italia della pena di morte.

La Cascina Simonetto

Massimo Gianoli (1880-1945) acquista la Cascina Simonetto nel 1920. Ha quarant’anni. Laureato in giurisprudenza e appassionato di agricoltura, occupa una posizione dirigenziale all’Agip Piemonte dove rimarrà fino allo scoppio della seconda guerra mondiale.

Sotto la conduzione dell’avvocato Gianoli, la Simonetto diventa negli anni Trenta del Novecento un’azienda agricola modello, completamente all’avanguardia sia nell’architettura che nei sistemi produttivi.

Il processo per l’eccidio del Simonetto iniziato il 3 luglio 1946 in corte d’Assise si concluderà con la sentenza emessa il 5 luglio: condanna a morte. La fucilazione avrà luogo al Poligono delle Basse di Stura di Torino, il successivo 4 marzo 1947.

I nomi delle vittime della Cascina Simonetto sono ricordati da una lapide nel cimitero di Villarbasse: Massimo Gianoli, Teresa Delfino, Antonio Ferrero, Anna Varetto, Marcello Gastaldi, Renato Morra, Fiorina Maffiotto, Rosa Martinoli, Gregorio Doleatto, Domenico Rosso.

Tre mesi dopo l’eccidio, nel febbraio del 1946, si trovano persone disposte a trasferirsi nella casa colonica del Simonetto per condurre l’azienda agricola.

Sono Giacomo e Gina Ferrero, giovane coppia di sposi poco più che ventenni.

Il 5 maggio di quello stesso anno, nasce al Simonetto il loro primogenito, Bruno, oggi sacerdote salesiano e scrittore. Cinque anni dopo nascerà il secondogenito Piero. I Ferrero rimarranno al Simonetto fino al 1953.

casc villarbasse

Sitografia:

https://it.wikipedia.org/wiki/Pena_di_morte_in_Italia

https://labottegadelciabattino.wordpress.com/2012/11/16/la-strage-di-villarbasse/

http://www.ilgiornale.it/news/giorgio-bocca-testimone-dellultima-condanna-morte-italia-891878.html

http://ilforumdellemuse.forumfree.it/?t=47543159

http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2007/03/04/pena-di-morte-quell-ultima-volta-nell.html

http://sportorino.com/news/2013/10/29/tiro-a-segno-a-torino-il-poligono-piu-antico-ditalia/13521

http://www.istoreto.it/torino38-45/martinetto.htm

http://www.comune.villarbasse.to.it/

https://it.wikipedia.org/wiki/Villarbasse

http://www.3confini.it/Foto%20Piossasco%201/Foto%20Villarbasse%201.htm

http://www.cascinasimonetto.com/#!storia/c24na

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...