Torino e Borgo Campidoglio nelle vedute delle piante dal XVII al XIX secolo

Torino diviene capitale del Ducato di Savoia nel 1561, allorchè Emanuele Filiberto  decise di trasferire la capitale del suo stato da Chambéry, in Savoia, a Torino ed ordinò che tutti gli atti ufficiali del ducato fossero redatti in italiano.

I lavori della Cittadella pentagonale posizionata nell’angolo ovest della città, quello maggiormente vulnerabile, iniziano nel 1563.  Considerando non più adatta, come residenza, la vecchia casa-forte degli Acaia venne dato inizio alla costruzione di un palazzo nell’area dietro il duomo, a fianco del palazzo del vescovo utilizzato come residenza provvisoria.  Nel 1578 Torino è meta di imponenti pellegrinaggi in seguito al trasferimento della Sindone,

L’abbattimento dei borghi fuori dalle mura aveva portato ad un notevole aumento della popolazione cittadina, causando problemi di sovraffollamento, che portarono ad utilizzare tutte le aree edificabili (nel Medioevo la città era ricca di orti).

Pianta di Torino del 1572

torino medioevo 1572

veduta area fuori mura (direzione attuale Piazza Statuto)

bc 1572

La costante carenza di fondi unita ad un’epidemia scoppiata nel 1599 ed allo stato quasi permanente di guerra in cui si trova il ducato costrinse Carlo Emanuele I, successo al padre nel 1580, a rinviare l’espansione cittadina.

Vennero comunque realizzate opere minori volte a migliorare la qualità della vita degli abitanti e ad abbellire la città stessa come la pavimentazione delle strade e la copertura di una parte dei canali che svolgevano il ruolo di fogne a cielo aperto.

Solo nel 1620 Carlo Emanuele I poté dare inizio ai lavori di ampliamento della città.

Anche la cinta difensiva subì alcune modifiche legate soprattutto allo spostamento delle porte:  l’espansione della città comportò l’abbattimento della porta detta Marmorea che fu sostituita dalla Porta Nuova al termine della omonima via (attuale via Roma); la porta verso Susa venne spostata in prossimità di un bastione della cinta muraria mentre l’antica porta Segusina era già scomparsa nel 1585; anche le Porte Palatine persero la loro funzione viaria e la Porta di Palazzo venne spostata tra i due bastioni eretti sul lato nord della cinta.

Nel 1630 la morte del duca, che aprì una nuova fase di instabilità nella guida dello stato e una violenta epidemia di peste posero un pesante freno allo sviluppo della città che subì l’abbandono a causa del morbo e le devastazioni causate dalla guerra civile, che terminò solo nel 1642.

Pianta di Torino del 1640 (assedio)

torino assedio del 1640

Nella seconda metà del XVII secolo Torino aumentò la sua popolazione: dai 36.649 abitanti del 1631 ai 43.866 del 1702.

Pianta di Torino del 1692  (visuale dalla parte del Po)

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Pianta di Torino del 1700

1700-Antoine-Coquart-torino

pianta

Gli imponenti lavori di fortificazione e l’erezione, da parte della nobiltà, di palazzi e residenze comportarono l’afflusso in città di manodopera sia generica, come sterratori, muratori, carpentieri, sia maggiormente specializzata, come decoratori e tappezzieri.

Pianta di Torino del 1700 circa

torino pianta 1700

veduta area fuori mura (direzione attuale Piazza Statuto)

bc 1700

All’inizio del XVIII secolo, durante la guerra di successione spagnola, Torino venne più volte minacciata dall’esercito francese che, dopo alterne vicende, stava portando scompiglio nel Piemonte sabaudo. Nel 1705 l’assedio venne evitato per mancanza di rinforzi francesi ma, l’anno successivo, la città venne circondata e sottoposta all’assedio per 117 giorni.  La città divenne, dopo il trattato di Utrecht, capitale del Regno di Sicilia, poi scambiato, in ottemperanza del trattato di Londra del 1718, con il Regno di Sardegna. Inoltre, nello stesso anno, per ringraziare la Madonna per il voto fatto ed esaudito, il re fece costruire sulla collina che domina la città una chiesa che fosse visibile da ogni angolo di Torino: la basilica di Superga.

Dopo la grande paura del 1706 Torino si espanse lentamente, grazie anche all’operato di grandi architetti che ebbero il compito di rendere la città degna del nuovo rango di capitale di un regno.

L’aumento della popolazione rese necessario l’innalzamento degli edifici cittadini che raggiunsero anche i cinque o sei piani presentando, spesso, una stratificazione sociale verticale: il primo piano, detto piano nobile, ospitava l’aristocrazia mentre il piano superiore era abitato dalle famiglie borghesi; al di sopra abitavano la servitù ed i lavoratori delle botteghe e delle prime forme di industria.

L’organizzazione della città, divisa in quattro quartieri, si basava sui cantoni che raggruppavano, di regola, due isole ed erano gestiti da un capocantoniere, scelto dai decurioni che reggevano il comune. Agli inizi del XVIII secolo si contavano 119 isole raggruppate in 60 cantoni.

Nel 1777 venne aperto il primo cimitero di Torino quello di San Pietro in Vincoli, fuori dalla Porta di Palazzo, quasi in riva alla Dora, segnando così l’abbandono dell’usanza delle sepolture all’interno delle chiese.

La città si espande

Tra gli edifici di maggior rilievo realizzati nella seconda metà del XVII secolo: il nuovo Palazzo Ducale (architetto Amedeo di Castellamonte 1658), la Cappella della Sacra Sindone (architetto Guarini, 1666), il Palazzo Carignano (Guarini 1680), il Palazzo Barolo (Baroncelli), il nuovo Palazzo di Città (Lanfranchi), l’Arsenale (Amedeo di Castellamonte), la ricostruzione della manica che collegava il palazzo ducale con il castello andata distrutta da un incendio nel 1657, i Giardini del palazzo (1697).

Palazzo Carignano, progettato dal Guarini, è uno dei più celebri monumenti della Torino barocca

Anche il circondario della città vide l’edificazione, o il restauro, di nuove ville e palazzi: nel 1660 fu completato, nella forma che mantiene tuttora, il Castello del Valentino e nel 1661 Amedeo di Castellamonte iniziò i lavori della Reggia di Venaria Reale

Per sopperire alla necessità di spazio edificabile si abbatterono le mura romane e filibertiane e la stessa Porta Nuova erette nel 1620 che ancora dividevano la città vecchia dalla città moderna (primo ampliamento) e si cominciò a progettare un secondo ampliamento della cinta muraria.

Il 23 ottobre 1673 il duca Carlo Emanuele II posò la prima pietra del secondo ampliamento cittadino, che questa volta includeva dentro le mura torinesi l’area verso il fiume: non a caso, l’arteria principale della nuova sezione, detta Contrada di Po, venne battezzata, appunto, via di Po. I confini della nuova area correvano da via Accademia delle Scienze a Via San Francesco da Paola, quindi toccavano le attuali piazza Cavour, via Maria Vittoria, piazza Vittorio Veneto, congiungendosi infine con i Giardini Reali. La piazza principale della nuova estensione torinese venne intitolata a Carlo Emanuele II.

All’interno del nuovo ampliamento trovò anche posto tra le vie San Filippo (attuale via Maria Vittoria), Scuderie del principe di Carignano (via Bogino), via d’Angennes (via Principe Amedeo) e via San Francesco da Paola il ghetto ebraico che venne istituito nel 1679.

in città, venne completato il Palazzo Reale, evoluzione della precedente residenza dei duchi di Savoia; piazza Castello venne completata con imponenti palazzi creati per farne il palcoscenico della vita politica. Venne anche inaugurato, nel (1740), il Teatro Regio, realizzato da Benedetto Alfieri su un progetto originale di Carlo di Castellamonte. Nel 1752, su un’area già destinata a spettacoli equestri e circensi venne realizzato il Teatro Carignano che distrutto da un incendio nel 1786 venne tosto ricostruito nella foggia che conserva tuttora.

Un esercito di artisti lavorò ai cantieri delle residenze sabaude tutto intorno alla città, residenze tra le quali si ricordano la Reggia di Venaria Reale, il Castello di Moncalieri, la Palazzina di caccia di Stupinigi. Oltre alle grandi residenze sabaude il territorio intorno alla città, e soprattutto la collina, ospitò quelle che erano dette vigne, residenze estive delle famiglie più abbienti, sia aristocratiche che borghesi, e contemporaneamente luoghi di produzione di frutta ed ortaggi destinati alle mense dei loro proprietari.

Sempre all’esterno della città incominciarono a delinearsi alcuni dei grandi viali alberati che saranno poi tipici della città: il viale rettilineo che conduceva al castello di Rivoli (l’attuale corso Francia), quello che andava in direzione della Palazzina di Caccia di Stupinigi (l’attuale corso Unione Sovietica) e quello che conduceva al Castello del Valentino, uscendo dalla Porta Nuova (lungo le attuali via Nizza e corso Marconi)

Pianta di Torino del 1796

Torino in pianta dimostrativa (Grossi, 1796)

Torino francese

Nel 1798 venne creata una entità statale detta Repubblica Piemontese ma subito si iniziò a discutere se Torino, ed il Piemonte, dovessero unirsi alla Repubblica Cisalpina creata a Milano oppure dovessero unirsi direttamente alla Francia. Nel 1799, in seguito ad un plebiscito, pilotato dal governo francese, la città ed il Piemonte vennero uniti alla Francia; Torino divenne il capoluogo del dipartimento dell’Eridano. Il 22 giugno 1800, Napoleone Bonaparte, allora Primo Console, entrò in Torino dopo aver sconfitto a Marengo l’esercito austriaco.

La prima decisione presa da Napoleone fu l’ordine di abbattere le porte ed i bastioni della città salvando solamente la cittadella ed i bastioni di San Giovanni e Santa Adelaide ove in seguito sorse il Giardino dei Ripari (attuali aiuola Balbo, piazza Maria Teresa e giardino Cavour). Anche i bastioni siti all’interno dei giardini del Palazzo Reale non furono abbattuti. In realtà durante l’occupazione francese l’operazione riguardò principalmente le porte della città mentre il sistema dei bastioni scomparve negli anni successivi.

Dal 1800 al 1814 Torino fu una città francese; la lingua ufficiale dell’amministrazione e dell’istruzione divenne il francese, molte vie ebbero nomi di personaggi legati alla rivoluzione o agli ideali di questa, la ghigliottina, eretta in piazza Carlo Emanuele (piazza Carlina), sostituì il ceppo ed il capestro, la città e la regione fornirono coscritti agli imperiali.

Pianta di Torino del 1800

pianta torino 1808

veduta area fuori mura (direzione attuale Piazza Statuto)

bc 1800

Nel 1803, anche in seguito alle difficoltà nei rifornimenti di vettovaglie, comparve nei mercati della città un nuovo cibo: la patata.

La popolazione della città diminuì negli anni dell’occupazione francese soprattutto a causa della mancanza di lavoro per molti degli impieghi che ruotavano intorno alla presenza della corte sabauda, nel 1814 la città conta 65.548 abitanti contro gli 80.752 del 1799.[13]

Napoleone visitò più volte la città, ove il palazzo reale venne ribattezzato Palazzo Imperiale, e nel dicembre del 1807 firmò, durante una delle sue visite, il decreto che autorizzò la municipalità ad erigere, a sue spese, un nuovo ponte sul Po in sostituzione di quello di legno. Come contributo all’opera la municipalità ebbe la possibilità di utilizzare i materiali ricavati dalla demolizione delle porte ed il lavoro di prigionieri di guerra spagnoli. Per ironia della sorte il nuovo ponte a cinque arcate, che esiste tuttora, venne inaugurato da Vittorio Emanuele I al suo rientro in città nel 1814.

Pianta di Torino del 1808

pianta torino 1808

Carlo Felice, nuovo re succeduto a Vittorio Emanuele I , che poco amava Torino, istituì un regime autoritario e bigotto dove la polizia e la chiesa soffocavano ogni accenno di idee anche solo lievemente progressiste. L’Università, considerata crogiolo di idee pericolose, venne chiusa nell’aprile del 1821 per essere riaperta, anche se in tono minore e orbata di alcuni insegnamenti, solo nel 1823.

Nel 1828 venne organizzato, da parte del sacerdote Giuseppe Benedetto Cottolengo, il Deposito de’ poveri infermi del Corpus Domini che, dopo il suo trasferimento, nel 1832, in Borgo Dora, prese il nome, che conserva tuttora, di Piccola casa della Divina Provvidenza, più conosciuto come Cottolengo.

Malgrado la scarsa vitalità della città ritenuta da molti stranieri di passaggio come una delle città più noiose d’Europa Torino crebbe negli anni del regno di Carlo Felice passando da 89.000 abitanti nel 1821 ai 127.000 del 1831. Per soddisfare la fame di alloggi ancora una volta vengono elargiti privilegi fiscali a coloro che costruiscono. Sul vasto spazio rimasto libero dall’abbattimento della Porta di Po e dei bastioni relativi viene edificata l’attuale piazza Vittorio,[15] mentre nell’area circostante è costruito, a partire dal 1822, l’elegante Borgo Nuovo, caratterizzato ancor oggi dalle abitazioni neoclassiche destinate un tempo alla nobiltà cittadina.

Pianta di Torino del 1834

Torino-1834

veduta area fuori mura (ove oggi sorge Piazza Statuto)

bc 1834

Con la salita al trono di Carlo Alberto iniziò anche per Torino una nuova fase di sviluppo.  Di questi anni è la realizzazione del ponte Mosca (dal nome del suo progettista), sulla Dora, e l’apertura, sui terreni del rovinato parco ducale, del Cimitero Generale. La città cresce soprattutto intorno ai viali alberati che hanno sostituito i demoliti bastioni cittadini, nella zona degli attuali corsi San Maurizio e Regina Margherita, intorno all’attuale corso Palestro e nell’area del Viale dei Platani (ora corso Vittorio Emanuele II).

Nel 1844 la direzione dell’università venne affidata ad un laico dopo decenni di controllo ecclesiastico. Gli insegnamenti che dopo il 1823 erano stati dispersi a Vercelli ed a Novara vennero riportati in città e vennero istituite nuove cattedre.

Nel 1847 sorse, su stimolo di Camillo Cavour, la Banca di Torino la cui fusione, poco dopo, con quella di Genova, gettò le basi per la creazione successiva della Banca Nazionale nel Regno d’Italia ed infine, nel 1898, della Banca d’Italia.

Nel 1848, la concessione dello Statuto Albertino e la inconcludente guerra contro l’impero asburgico accendono anche a Torino il dibattito politico; la città è turbata ed eccitata da manifestazioni di piazza per la concessione della costituzione e la dichiarazione di guerra, da parate militari delle truppe in partenza per il fronte e dalle polemiche seguite alla sconfitta.

Anche gli antichi palazzi torinesi dovettero adattarsi alla nuova situazione: a Palazzo Carignano venne ospitata la Camera dei deputati mentre Palazzo Madama, in piazza Castello, divenne la sede del Senato.

Lo stato sabaudo, e Torino, ospitarono un grande numero di esuli politici fuggiti dalle altre regioni italiane dopo la sconfitta del 1848 e ciò contribuì a fare della città un centro culturalmente e politicamente attivo e vivace caratterizzato da un dibattito politico, dentro e fuori dal parlamento, serrato e spesso rude, alla continua nascita e morte di periodici delle più diverse tendenze.

Capitale d’Italia

L’approvazione, nel 1850, delle leggi Siccardi, che abolivano i privilegi ecclesiastici di stampo feudale, aprì un lungo contenzioso tra la gerarchia della chiesa cattolica e lo stato sabaudo.

Pianta di Torino del 1850

torino 1850

veduta area fuori mura (ove oggi sorge Piazza Statuto)

bc 1850

 

Nel decennio tra il 1849 ed il 1859 grande impulso ricevettero anche i trasporti: venne completata la ferrovia Torino-Genova, vennero realizzati collegamenti con altre città del Piemonte, si cominciò a ipotizzare la realizzazione di un grande nodo ferroviario a cui convergessero tutte le linee (la successiva stazione di Porta Nuova) e, nel 1857, vennero iniziati i lavori di scavo del traforo del Frejus che avrebbe dovuto collegare il Piemonte con la Savoia.

In città il continuo aumento della popolazione e la conseguente ricerca di terreni edificabili portò alla scomparsa, nel 1856, della cittadella cinquecentesca che, dismesso ormai il suo ruolo militare, vide scomparire i suoi bastioni uno ad uno per fare spazio a nuove strade fiancheggiate da edifici; l’unica parte sopravvissuta è il mastio.

Nel 1861 al termine della seconda guerra di indipendenza e dell’Impresa dei Mille che portarono alla nascita del regno d’Italia, Torino divenne la prima capitale dell’Italia.

Nel 1865, varie valutazioni di tipo politico ed anche il desiderio di spiemontizzare la dinastia ora italiana portarono alla decisione di trasferire la capitale a Firenze.

Lo sviluppo industriale della fine del XIX secolo

Alla perdita di importanza politica la città rispose negli anni seguenti dando inizio a quello sviluppo industriale che l’avrebbe resa in seguito così rilevante per l’economia nazionale.

In effetti, già dal 1866 Giovanni Filippo Galvagno, appena divenuto sindaco, operò in direzione dello sviluppo dell’industria promuovendo la realizzazione di una rete di canali aventi la funzione di fornire, tramite mulini a ruota, energia alle prime industrie.

Pianta di Torino del 1869

1869-torino-pianta-citta-vallardi

veduta area fuori mura (ove oggi sorge Borgo Campidoglio)

bc 1869

Con il trasferimento della capitale ed il conseguente abbandono della città da parte degli uffici, ed altre attività, ad essa collegati (come ministeri, ambasciate, etc) per Torino iniziò una fase di crisi che vide la popolazione calare dalle 220.000 unità del 1864 alla 193.000 del 1870. Tramontata la possibilità di divenire un importante polo di servizi la città diresse il suo sviluppo verso l’industria dando inizio al processo che l’avrebbe portata a divenire, nel secolo seguente, uno dei principali centri industriali d’Italia.

Nel 1860 venne fondata la Scuola di Applicazione per ingegneri che, agli inizi del XX secolo, si fuse poi con la Scuola Superiore del Museo Industriale (nata nel 1866) dando vita al prestigioso Politecnico di Torino.

Nel 1861 la principale attività industriale della città era la lavorazione della seta che poteva contare su circa 1000 telai distribuiti tra una ventina di manifatture di cui la maggiore era la Regia Manifattura Privilegiata sita in Borgo Dora.

Intorno agli anni ottanta del secolo iniziò a definirsi la vocazione meccanica della città con la creazione delle Officine Savigliano destinate alla produzione di materiale rotabile per le ferrovie, che stavano vivendo una potente fase di sviluppo.

Sempre nel 1880 iniziò la produzione di cavi elettrici da parte dell’azienda che negli anni seguenti diventò, poi, la CEAT. Nel 1898, proprio sulla fine del secolo, venne fondata la FIAT che diventerà, nella seconda metà del XX secolo, la fabbrica di Torino determinandone, per anni, lo stesso sviluppo.

A fare da motore, e vetrina, allo sviluppo industriale furono le esposizioni che, con sufficiente regolarità, proposero nuove invenzioni e illustrarono la realtà produttiva piemontese. Nel 1884 L’Esposizione Generale ebbe come punto focale il padiglione sull’elettricità, che stava allora muovendo i suoi primi passi dal punto di vista della tecnologia.

Nel 1864 ebbero inizio i lavori di costruzione della Mole Antonelliana che, inizialmente progettata con funzioni di sinagoga ebraica, vide, durante la lunga e travagliata fase di costruzione, mutare funzioni e aspetto fino a diventare, sul finire del secolo, la sede del Museo del Risorgimento (ora ospitato a Palazzo Carignano) ed il simbolo stesso della città.

La proibizione di edificare a scopo residenziale all’esterno della cinta daziaria della città portò alla formazione delle barriere operaie (barriera di Milano, barriera di Nizza) ossia dei quartieri sorti a ridosso dei punti di transito nella cinta del dazio posizionati il più vicino possibile ai nascenti poli industriali che sorgevano al di fuori della cinta stessa e spesso in prossimità delle linee ferroviarie.

Pianta di Torino del 1874

pianta della citta´ del 1874

veduta area fuori mura (ove oggi sorge Borgo Campidoglio)

bc 1874

Negli anni 1887/1888 una pesante crisi nella finanza comportò un rallentamento nello sviluppo della città, rallentamento i cui effetti si fecero sentire fino agli inizi del XX secolo.

(fonte: http://it.wikipedia.org/wiki/Storia_di_Torino)

BORGO CAMPIDOGLIO

Borgo campidoglio inizia a formarsi nella seconda metà del 1800, come borgo operaio che fornisce manodopera alle industrie che sorgono sulla Dora e agli artigiani.

Prima l’area è a pascolo e coltivazione.

veduta area fuori mura 1869 (ove oggi sorge Borgo Campidoglio)

bc 1869

veduta area fuori mura 1874 (ove oggi sorge Borgo Campidoglio)

bc 1874

Pianta di Torino del 1890

Pianta topografica della città di Torino, 1890

veduta area fuori mura 1900 (ove oggi sorge Borgo Campidoglio)bc 1900 torino 1900

veduta area fuori mura 1950 (ove oggi sorge Borgo Campidoglio)

bc 1950

torino 1950

 

 

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