Borgo Vecchio Campidoglio: i primi insediamenti e la cinta daziaria

La prima cinta daziaria viene costruita fra il 1853 ed il 1858 come strumento per implementare le risorse fiscali della città, imponendo dazi sulle merci in ingresso destinate al consumo locale, nella zona centrale del comune di Torino ove vigeva l’imposta comunale di consumo.  La facoltà di riscuotere tali dazi è concessa alla Città in conseguenza dello Statuto carlalbertino del 1848.  La sua struttura era un muro alto più di due metri con caselli per la riscossione del dazio (le cosiddette barriere) con strade di ronda interne e fossato esterno,  finalizzata principalmente alla lotta al contrabbando.    Si trattava di un vero e proprio muraglione, difeso da un fossato esterno; dal fondo del fossato alla cima del muro si misuravano 5 metri! Lungo il perimetro, a distanza regolare si alzavano le torrette, presidiate dalle guardie daziarie; sia dalla parte interna, sia da quella esterna del muro, correvano due strade di circonvallazione, pattugliate dai dazieri.

Dalla Barriera di Piacenza sino alla zona delle Molinette, la cinta daziaria correva lungo il Po. Anche questo tratto del fiume era assiduamente vigilato dalle guardie, per scoraggiare il contrabbando coi traghetti o altre imbarcazioni; sotto il Borgo Medioevale, dove è ora l’imbarco del battello turistico, era ormeggiata una chiatta coperta da un telone, sotto il quale stavano appostate le guardie daziarie.

 

Il percorso corrisponde agli attuali corsi Bramante, Lepanto, Pascoli, Ferrucci, Tassoni, Svizzera, Mortara, Vigevano, Novara e Tortona, con chiusura a est del fiume Po. Questo perimetro non racchiude l’intera area comunale, creando così un doppio regime fiscale che favorisce le zone esterne per quanto riguarda costi di costruzione e prezzi.

Questo spiega come mai negli anni successivi, e fino a tutti gli anni Dieci del Novecento, lo sviluppo produttivo, industriale e commerciale della città, assieme a gran parte dello sviluppo edilizio, si localizzi fuori cinta, dando vita a nuove borgate, che spesso prendono il nome di barriera di… proprio perché situate nei pressi dei caselli daziari.

Oltre il Po la linea daziaria prosegue per circa 4,5 Km, ma qui è una cancellata in ferro sopra una base in muratura, completata durante la metà degli anni Ottanta.

L’ingresso in città era consentito solamente nelle “barriere”; sulle strade principali (stradale di Nizza, di Francia, di Milano, di Casale, di Piacenza) sorgevano le barriere principali, con edifici a due piani (l’unico rimasto è quello della barriera di Piacenza, lungo corso Moncalieri all’incrocio con corso Giovanni Lanza), abilitate all’ingresso delle merci soggette a dazio in città, con piazzale e tettoie per le operazioni doganali e uffici per tassazione e riscossione dell’imposta; su altre strade di minor importanza, vi erano barriere secondarie, con una semplice garitta, non abilitate alla riscossione: gli agenti in servizio lasciavano passare persone e merci non soggette a dazio, inviando per quelle tassabili alla più vicina barriera principale.
Altri varchi nella cinta si aprivano in corrispondenza delle ferrovie di accesso verso Porta Nuova e Porta Susa e stazione Ciriè – Lanzo, anch’essi ben sorvegliati; per non ostacolare il traffico ferroviario, infatti, i treni proseguivano fino alla prima stazione entro la cinta, dove avvenivano i controlli “volanti” sui passeggeri in arrivo, oppure, i treni merci, fino allo scalo merci di destinazione (scalo Vallino, scalo Dora, ecc.), dove erano posti gli uffici daziari ferroviari. Invece i tram intercomunali (i “trenini” stradali) erano soggetti, come pure le autocorriere, ai normali controlli alle barriere di ingresso.

La cinta viene smantellata completamente nel 1912 quando, espansasi ormai la città, l’area soggetta all’imposta di consumo venne allargata praticamente a tutto il territorio comunale, per essere sostituita da un’altra più ampia (di fatto mai completata) che rende conto delle nuove dimensioni assunte dalla città in seguito al massiccio sviluppo urbanistico dei decenni precedenti; la muraglia era però più bassa di quella precedente (resti di essa erano ancora visibili in via Onorato Vigliani a fine anni 50).

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Nel 1930 arrivò l’abolizione della cinta daziaria, pur restando l’imposta di consumo con riscossione ai caselli daziari nel frattempo sorti lungo le strade di accesso. L’imposta durò fino alla riforma fiscale del 1972, che l’abolì: i caselli daziari vennero abbattuti o destinati ad altri pubblici usi, gli agenti daziari vennero trasferiti in altri uffici comunali.
Resti della primitiva cinta del 1854 sono ancora visibili nella parte collinare, lungo i corsi Giovanni Lanza e Quintino Sella, in quanto fanno anche da terrapieno. L’unico edificio di barriera rimasto è invece quello su corso Moncalieri.

BORGO CAMPIDOGLIO (oggi Vecchio)

Fuori dalla ”cinta daziaria” tracciata nel 1853 (attuali corsi Ferrucci e Tassoni), nella zona agricola attorno a via Colleasca, si innescò un’operazione di lottizza­zione condotta da privati che nel primo ‘900 portò alla saturazione edilizia del­l’area tra via Colleasca, corso Svizzera, via Fabrizi e corso Tassoni. Le abitazioni minime (2-3 piani e piccolo orto) erano rivolte ai ceti artigiani, ma soprattutto operai delle fabbriche sorte nell’800 entro la ”cinta” (Martinetto, San Donato). Solo più tardi (1908) il sob­borgo entro cui era attiva una delle prime società di mutuo soccorso (via Omegna 5) venne raggiunto dalla città pianificata; le nuove vie Piffetti e Cibrario accolsero villini e case bor­ghesi modellate sul gusto Art Nouveau.

Il fatto che il nome “Campidoglio” derivi dai campi venduti dal Signor Doglio, è più di una fantasia locale, come si evince dal documento qui sotto (atto di vendita dal Sig. Doglio Luigi al Sig Lazzarini Pietro-1946):

 

atto campidoglio Sig. Doglio con nonno Angelo Gilin Maggiora

LA CIRCONVALLAZIONE

tassoni_circonvallazione

La circonvallazione, come dice il nome, è una strada che corre attorno a un muro di fortificazione (circum vallum). Nello specifico, si trattava della cinta daziaria, ossia il muro che veniva eretto attorno alle città per delimitare il territorio soggetto ai dazi del Comune e controllare la merce che entrava ed usciva. A Torino, la cinta fu eretta nel 1852 e correva appunto lungo il primo cerchio ancora oggi delimitato dai corsi Novara – Tortona – Vigevano – Mortara – Svizzera – Tassoni – Ferrucci, da dove proseguiva in diagonale tagliando la Crocetta non ancora edificata e poi si chiudeva seguendo gli attuali corsi Pascoli e Bramante; dall’altro lato del Po seguiva i corsi Lanza e Sella. Lungo la cinta si aprivano delle porte o “barriere”, tra cui la Barriera di Milano in piazza Crispi, la Barriera di Francia in piazza Bernini, la Barriera di Piacenza (ancora esistente e ben visibile) in corso Moncalieri praticamente angolo corso Lanza. Naturalmente, c’era un incentivo a posizionare le attività produttive fuori dalla cinta daziaria, in modo che non fossero soggette ai dazi comunali: per questo motivo, con il piano regolatore del 1908 si decise di espandere la cinta fino all’arco di corso Lecce-Trapani, ma la cosa non si fece per opposizioni politiche; solo che il Comune era in bancarotta e alla fine nel 1912 si decise di costruire il nuovo muro addirittura sull’asse di via Pietro Cossa – via Guido Reni.  Il muro fu effettivamente costruito e nel frattempo si abbatté la vecchia delimitazione, permettendo finalmente il passaggio. Nel 1930, di fronte alla sua ingestibilità e anche alla sua decentralità, venne poi abolito dal fascismo il concetto di dazi comunali, e quindi fu abbattuta anche la nuova cinta daziaria.

A Borgo Campidoglio si accedeva tramite tre barriere lungo la cinta daziaria, corrispondenti alle direttrici di accesso: Barriera di Francia (Corso Francia, ora Piazza Bernini), Barriera di San Rocchetto (Via San Rocchetto) e Barriera del Martinetto (oggi Corso Tassoni-già Via Circonvallazione- angolo Via San Donato, sede del Molino Feyles)

http://www.museoarteurbana.it/wp-content/uploads/2014/08/storia_territorio.pdf

Cartina  dalla guida del Touring del 1914  ( http://www.miol.it/stagniweb/mappe/to914.jpg)

mappa borgo campidoglio 1850

Barriera_del_Martinetto_1

Barriera_di_Francia_4 Barriera_di_Francia_3

Barriera_di_Francia_2Barriera_di_Francia_1

http://www.lastampa.it/2009/06/05/blogs/questa-e-la-mia-citta/campidoglio-ma-qui-le-oche-non-c-entrano-pd6ovERlHGnsjHpKXsseGO/pagina.html

 

pianta 1900

estratto mappa 1909

s alfonso 1902

Ospedale Maria Vittoria (fine 1800)

osp maria vittoria 

Poligono di Tiro del Martinetto (fine 1800)

poligono di tiro Martinetto.cgi  Ritratto di gruppo di poliziotti membri della Sezione Controllo al Martinetto di Torino, 03071898 Il Tiro a Segno del Martinetto durante l'Esposizione Generale Italiana del 1898

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